
Dalle imprese familiari ai grandi fondi: come sta cambiando il tessuto industriale del Nord-Est
Di Edoardo Buso
Il Nord-Est, per decenni motore economico d’Italia, sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda. Tra le province di Venezia e Treviso, un tempo culla di distretti industriali dinamici e a conduzione familiare, si sta consumando una progressiva mutazione identitaria. La storica ricetta del successo veneto — radicamento territoriale, caparbietà imprenditoriale e legame indissolubile con la comunità — viene sostituita da una logica prevalentemente finanziaria.
I fondi di Private Equity e le grandi multinazionali estere stanno acquistando, ristrutturando ed emungendo aziende storiche del territorio, trasformando un patrimonio produttivo reale in merce di scambio da fondere, tagliare e rivendere al miglior offerente.
Dai distretti produttivi alla colonizzazione finanziaria
A cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, il modello del Nord-Est rappresentava un’eccellenza mondiale: piccole e medie imprese fortemente interconnesse, flessibili, guidate da capannoni a gestione familiare capaci di innovare e competere sui mercati internazionali.
Oggi quell’ecosistema sta scomparendo . La mancanza di ricambio generazionale e l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia hanno spinto molte famiglie imprenditoriali venete alla resa. Al loro posto sono subentrati i giganti della finanza speculativa.
L’ingresso del Private Equity porta con sé ristrutturazioni aziendali spietate:
Taglio del costo del lavoro ed esternalizzazioni aggressive.
Sradicamento dei centri decisionali dalla Marca Trevigiana e dal Veneziano, spostandoli verso Milano, Londra o Parigi.
Depauperamento del tessuto locale, con aziende storiche ridotte a meri marchi all’interno di portafogli globali, pronte a essere impacchettate e cedute dopo 3-5 anni per garantire plusvalenze a breve termine.
Le riflessioni del settore: la prospettiva di Mauro Sbroggiò
Nel dibattito sul ruolo dei mercati privati a sostegno della crescita e della ristrutturazione aziendale, emerge la figura di Mauro Sbroggiò, AD di Finint Investments SGR.
Nelle sue recenti analisi ed interventi sul settore, Sbroggiò ha sottolineato come il mercato dei private asset (dalle soluzioni di private equity al private debt) possa rappresentare uno strumento per canalizzare risorse verso l’economia reale, fornendo capitale di crescita e professionalizzazione a PMI che altrimenti faticherebbero a competere su scala globale.
Tuttavia, quando questa spinta finanziaria perde la sua componente etica e di partnership strategica per trasformarsi in mera acquisizione predatoria da parte di gruppi multinazionali, l’effetto sul territorio diventa devastante: il tessuto locale viene privato delle sue forze migliori e impoverito delle sue competenze storiche.
PNRR e sviluppo industriale: il grande appuntamento mancato
In questo scenario di progressivo indebolimento industriale, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) avrebbe dovuto rappresentare il volano di una nuova politica industriale.
L’Agenda Draghi ha indubbiamente fissato pilastri strategici di assoluto valore per la modernizzazione strutturale del Paese. Tuttavia, l’attuazione concreta del PNRR ha palesato un limite strutturale:
Frammentazione delle risorse: Gran parte dei fondi non è stata destinata a grandi piani industriali d’area o a poli d’innovazione regionale, ma è stata spacchettata e distribuita a pioggia tra migliaia di Comuni per micro-interventi locali.
Assenza di visione per il Nord-Est: Né l’Italia nel suo complesso né il Nord-Est hanno potuto beneficiare di un piano strategico di politica industriale capace di proteggere e rilanciare le filiere manifatturiere d’eccellenza.
BCE, tassi d’interesse e la necessità di superare il Fiscal Compact
Per arrestare la deindustrializzazione del Paese e consentire al sistema produttivo di ritrovare ossigeno, servono riforme macroeconomiche coraggiose, come più volte auspicato da Mario Draghi.
Taglio netto dei tassi da parte della BCE: Politiche monetarie restrittive e tassi d’interesse elevati soffocano le imprese che investono in innovazione e favoriscono le acquisizioni a prezzi di saldo da parte di fondi speculativi dotati di enorme liquidità.
Riforma del Fiscal Compact: Le regole fiscali europee non possono continuare a punire l’investimento strategico. È indispensabile concedere allo Stato e al sistema-Paese la flessibilità di indebitarsi per finanziare infrastrutture, innovazione e difesa dell’industria nazionale.
Senza politiche pubbliche di salvaguardia e condizioni macroeconomiche favorevoli, le imprese dell’area veneto-veneziana e trevigiana rischiano di trasformarsi definitivamente in terra di conquista per la finanza globale, perdendo quell’identità e quella sovranità produttiva che le hanno rese grandi nel mondo.
Per approfondire le dinamiche del Private Equity e della gestione dei mercati privati in Italia, la videointervista a Mauro Sbroggiò offre uno sguardo diretto sulle prospettive di questo settore.
Intervista a Mauro Sbroggiò (Finint Investments SGR)Sbroggiò, Finint Investments SGR: “Innovare nell’industria dell’AM a sostegno dell’economia reale” – YouTube
Questo contributo video aiuta a comprendere la visione degli operatori del settore finanziario rispetto all’apporto di risorse e capitale all’economia reale.
